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Sinopsi
Carmen |
di
Georges Bizet (1838-1875)
libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy,
dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Opéra-comique
in quattro atti
Prima:
Parigi, Opéra-Comique, 3 marzo 1875
Personaggi:
Carmen (Ms), Micaëla (S), Frasquita (S), Mercédès
(Ms), Don José (T), Escamillo (Bar), il Dancaïre
(T), il Remendado (T), Zuniga (B), Moralès
(Bar), Lillas Pastia (rec), una guida (rec); ufficiali,
dragoni, monelli, sigaraie, zingare, contrabbandieri
La
storia del testo di Carmen , o meglio la storia
dei suoi travisamenti, è lunga quanto la
vita del capolavoro di Bizet. La prima rappresentazione
allOpéra-Comique, il 3 marzo 1875,
fu curata dallo stesso autore, che seguì
personalmente tutti gli estenuanti tre mesi di prove,
durante i quali apportò numerosi tagli e
modifiche alla partitura originaria, costruita nello
stile comique , cioè con dialoghi recitati
alternati alle parti musicali. Pochi giorni dopo
la prima (un insuccesso), lautore
pubblicò uno spartito per canto e pianoforte
che modificava la stesura originale in più
punti, tenendo conto sia delle variazioni decise
durante le prove che di altri ripensamenti. Per
lautunno dello stesso anno, Carmen fu inserita
nella stagione di Vienna dove, per consuetudine,
non si davano opere del genere comique . Era perciò
necessario preparare una nuova versione in cui i
recitativi musicati sostituissero i parlati, e a
questo si accingeva Bizet quando, il 3 giugno di
quellanno, morì. Della preparazione
delledizione di Vienna si occupò così
lamico Guiraud la cui edizione, pubblicata
nel 1877, diede allopera la veste nella quale
fu conosciuta nel mondo. Se a ciò si aggiunge
il fatto che per decenni quasi ovunque fu per lo
più adottata la traduzione italiana del libretto,
in ossequio alidea ottocentesca che il teatro
musicale è italiano per definizione, si ha
unidea di quanti e quali equivoci siano alla
base di un successo e di una popolarità pressoché
universali. E non si deve credere che gli anni del
rigore storicistico e della filologia abbiano chiarito
il quadro. La revisione critica (ma sarebbe meglio
dire criticata) che il musicologo tedesco Fritz
Oeser pubblicò nel 1964 ha sì il merito
di ristabilire lautenticità dei dialoghi
parlati (per altro già utilizzati in unedizione
discografica degli anni Cinquanta diretta da Cluytens)
ma Oeser, affidandosi dogmaticamente alla prima
partitura autografa, non prende nemmeno in considerazione
i molti e fondamentali ripensamenti voluti dallautore
per le rappresentazioni di Parigi, ritenendoli solo
una conseguenza della mediocrità artistica
e culturale dellambiente dellOpéra-Comique.
Il risultato è che, a tuttoggi, non
esiste una vera Carmen , ma varie ipotesi
di Carmen .
Atto
primo
A
Siviglia verso il 1820. Presso la manifattura di
tabacchi, Moralès, capo dei dragoni, osserva
landirivieni dei passanti. Giunge, dal suo
paese di campagna, Micaëla, alla ricerca del
brigadiere Don José. Le viene detto che José
non è ancora arrivato, anche se non tarderà
molto; la giovane quindi si allontana. Una grande
animazione accompagna la comparsa sulla piazza delle
ragazze, che escono dalla manifattura per la pausa.
Solo José, giunto nel frattempo, si mostra
disinteressato alle giovani: ama Micaëla e
ha promesso alla madre di sposarla. Tutti gli uomini
attendono la comparsa di Carmen, e quando finalmente
la bella sigaraia compare le si stringono attorno
( habanera : Lamour est un oiseau rebelle).
Carmen si accorge dellindifferenza di José
e per provocarlo, senza proferir parola, gli lancia
un fiore prima di ritornare nella manifattura. José
ne è turbato e, quasi inconsciamente, cela
il fiore sotto la giubba. Ritorna Micaëla,
consegna a José una lettera della madre (Parle-moi
de ma mère) e prima di tornarsene al
paese lo bacia castamente. Grida improvvise sodono
provenire dalla manifattura. Carmen si è
azzuffata con una compagna e lha ferita al
volto. Zuniga, tenente delle guardie, larresta
e ordina a José di condurla in prigione.
Rimasta sola con il brigadiere la donna dà
inizio alla sua opera di seduzione: gli promette
amore in cambio della libertà ( seguidilla
: Près des rémparts de Séville).
José, definitivamente irretito, laiuta
a fuggire.
Atto
secondo
Un
mese è passato. Nella taverna di Lillas Pastia,
Carmen attende il ritorno di Don José, che
è stato imprigionato per averla lasciata
fuggire, danzando con le altre zingare (Carmen,
chanson bohème : Les tringles des sistres
tintaient). Entra, fra le acclamazioni generali,
il torero Escamillo, che vuole brindare con gli
amici (Votre toast, je peux vous le rendre...
Toréador, en garde). Egli rivolge qualche
frase galante a Carmen, ma il pensiero della donna
è rivolto solo a José, e quando gli
amici contrabbandieri la invitano a unirsi a loro
(Nous avons en tête une affaire)
per un nuovo colpo, la zingara rifiuta dichiarandosi
troppo innamorata per questo genere di imprese.
Giunge finalmente José, uscito di prigione,
ma sode una tromba suonare la ritirata e il
brigadiere si accinge a far ritorno in caserma.
Grande è allora il dispetto di Carmen, che
copre di scherno luomo. A nulla valgono le
profferte damore di José (La
fleur que tu mavais jetée) e
solo limprovviso sopraggiungere di Zuniga
interrompe il loro litigio. Scoppia una rissa, sedata
dallintervento dei contrabbandieri, e a quel
punto José si vede costretto a unirsi a loro
disertando lesercito.
Atto
terzo
La
vita fra le montagne non si confà a Don José,
torturato dai rimorsi. Anche il suo rapporto con
Carmen non è più quello di un tempo.
La zingara interroga le carte (Parlez encore,
parlez, mes belles); il responso è
terribile: la morte (En vain pour éviter
les réponses amères, Carmen).
Micaëla, nel disperato tentativo di redimere
luomo che ama, giunge nel rifugio dei contrabbandieri
(Je dis que rien ne mépouvante)
incitando Don José a raggiungere la madre
morente. Luomo la segue, non senza aver prima
minacciato Carmen della quale è follemente
geloso.
Atto
quarto
Di
fronte allarena di Siviglia, il popolo acclama
festante il corteo dei toreri. Anche Carmen, ora
innamorata di Escamillo, è fra la folla.
Celato nella confusione generale vi è anche
Don José, pazzo di gelosia. La zingara lo
affronta, sola nella piazza deserta poiché
tutti stanno assistendo alla corrida. José
implora e minaccia. La vuole tutta per sé.
Ma la donna gli si nega, la sua mancanza di carattere
lha annoiata, e in segno di disprezzo gli
getta in faccia lanello che le ha donato.
A quel punto, furente e accecato dalla disperazione,
José luccide (Cest toi!
Cest moi!).
In
rapporto con la novella di Mérimée da
cui la vicenda è tratta, varie sono le modifiche
apportate dai librettisti, con il presumibile contributo
di Bizet stesso: lintroduzione del personaggio
di Micaëla, contraltare buono (ma
la bontà, si sa, è spesso un po
noiosa) di Carmen; lo spazio più ampio concesso
a Escamillo, nella novella solo accennato, mentre
nellopera è loggetto drammaturgicamente
necessario della gelosia di José; e infine
laddolcimento, per così dire, della caduta
morale di Don José, omicida sì, ma solo
per un estremo gesto di autodistruzione (in Mérimée,
Don José uccide anche il marito di Carmen e
il tenente). Se la costruzione drammatica di Bizet
appare meno cruda della novella, è tuttavia
perfettamente funzionale alla dimensione teatrale,
con una progressione che dal descrittivismo già
percorso da presagi di morte del primo atto giunge,
attraverso la disfatta di Don José, allepilogo
violento e risolutivo. Una progressione drammaturgica
che i dialoghi parlati delloriginale rendono
indubbiamente più incalzante e della quale
la caratterizzazione spagnola della musica
non è accessorio coloristico, ma parte integrante
e necessaria. La Spagna creata da Bizet è infatti,
prima ancora che un luogo geografico (peraltro mai
visitato dallautore), il luogo della psicologia
umana, il luogo della passionalità e dellistinto,
dei conflitti primari: Amore e Odio, Libertà
e Legami, Maschio e Femmina. Ed è in questi
dualismi, in questa doppia connotazione (da un lato
una caratterizzata definizione dellambiente
e del clima dellazione, dallaltro unanalisi
psicologica di inedita spregiudicatezza) che va ricercata
luniversalità dellopera di Bizet
e dei due caratteri di Don José e di Carmen.
Poiché più che la sensualità
fiammeggiante, pur non disattesa in partitura (come
evidenziano la habanera e la seguidilla ), in modo
ben più attuale è linafferrabilità
di Carmen ad avvincere e legare José, quel
suo darsi e negarsi continuamente a definire il loro
rapporto. Le caratteristiche che superficialmente
definiscono il personaggio di Don José, tipico
maschio mediterraneo incapace di ricomporre
unimmagine della donna che non sia angelo materno
o diavolo tentatore, hanno modo di sgretolarsi nel
finale dellopera. Nella bellissima (poeticamente
non meno che musicalmente) frase «Ah! laisse-moi
te sauver, et me sauver avec toi!» Bizet improvvisamente
ci pone di fronte alla lacerata introspezione di José,
finalmente conscio della propria inadeguatezza a vivere
unesistenza separata da quella di Carmen, tanto
da preferire, per debolezza e disperazione, lannientamento
di entrambi. Analogamente Carmen, nella fatale scena
delle carte funestamente presaghe, appare consapevole
del proprio destino; ma ciò che per José
è accettazione passiva, per lei sarà
lestrema e logica conseguenza di una scelta
esistenziale orgogliosamente anticonformista, che
fa della fedeltà verso se stessa la ragione
prima della vita. Purtroppo tale complessità
psicologica raramente trova riscontro nella prassi
teatrale corrente. Troppo spesso le interpreti di
Carmen ci mostrano, della zingara inventata da Mérimée,
solo la dimensione ancheggiante e rapace, dimenticando
la storica lezione di Maria Callas, dove per la prima
volta fu dato scorgere quanto di audacemente luciferino
si celi nel personaggio creato da Bizet. Escamillo
e Micaëla non beneficiano certo (nella musica
e nella drammaturgia) di analogo approfondimento psicologico.
Per questi due personaggi Bizet si muove sui binari
di una rassicurante tradizione. Soprattutto Micaëla,
con il suo melodizzare gentile e affettuoso, sembra
quasi presa in prestito da unopera di Gounod.
Anche il suo duetto con Don José, tanto ammirato
da Wagner (mentre invece Nietzsche, grande estimatore
di Carmen , lo riteneva forse il momento meno interessante
della partitura), non dice molto di nuovo rispetto
al duetto fra Leila e Nadir ne Les Pêcheurs
de perles . Più intrigante è
invece il personaggio di Escamillo. Sicuramente macho
, ma abbastanza fatuo (per il suo ruoli Bizet prescrive
che si canti avec fatuité ) per non apparire
troppo convenzionale. Il suo duettino con Carmen verso
la fine dellopera (Si tu maimes,
Carmen), inoltre, è unautentica
scena di seduzione in sedicesimo. Unaffocata
sensualità, del resto, è il motore primo
dellopera, come ben dimostra linvasamento
orgiastico della chanson bohème allinizio
del secondo atto. In questo caleidoscopio di luce,
colori e ombre, Bizet trova anche il modo di incastonare
una pagina di rarefatta contemplazione. Un momento
musicale che, leopardianamente, solo in apparenza
ha le tinte bucoliche e serene di un quadretto agreste.
Alludiamo all entracte posto fra il secondo
e il terzo atto, con la sua tersa e sospesa luminosità
affidata agli arabeschi dei legni che si stagliano
contro il timbro morbido degli archi. Infine, anche
luso del Leitmotiv, già sperimentato
ne Les Pêcheurs de perles , troverà la
sua massima applicazione in Carmen con quel tema
del destino che, dopo la sua folgorante apparizione
durante il preludio, ritornerà nel corso dellopera
variamente rielaborato.
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