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Sinopsi
Madama Butterfly |
di
Giacomo Puccini (1858-1924)
libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa,
dal dramma Madame Butterfly di David Belasco
Tragedia
giapponese in tre atti
Prima:
Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904
Personaggi:
Madama Butterfly [Cio-cio-san] (S); Suzuki, servente
di Cio-cio-san (Ms); Kate Pinkerton (Ms); F.B. Pinkerton,
tenente della marina degli Stati Uniti (T); Sharpless,
console degli Stati Uniti a Nagasaki (Bar); Goro,
nakodo (T); il principe Yamadori (T); lo zio bonzo
(B); Yakusidé (B); il commissario imperiale
(B); lufficiale del registro (B); la madre
di Cio-cio-san (Ms); la zia (S); la cugina (S);
Dolore (N.N.); parenti, amici e amiche di Cio-cio-san,
servi
Uscito
dal trionfale successo di Tosca (Roma 1900), Puccini
aveva preso in considerazione numerosi progetti,
avanzati per lo più da quellautentica
miniera di idee e di stimoli che fu Luigi Illica:
da Tartarino di Tarascona a Notre Dame de Paris
, da Memorie di una casa di morti all Adolphe
di Benjamin Constant. Ma niente riuscì a
cancellare limpressione suscitata da Madame
Butterfly vista dal musicista a teatro a Londra,
anche se aveva capito ben poco del testo, recitato
in inglese. Nel 1898 John Luther Long aveva pubblicato
un racconto omonimo, poi ridotto ad atto unico da
David Belasco, uno dei più abili uomini di
teatro americani, a cui Puccini ricorrerà
anche per La fanciulla del West , subito dopo aver
scritto Butterfly . La lacrimevole storia della
giapponesina sedotta, abbandonata e suicida era
una vicenda umana che gli consentiva di esplicare
tutta la sua capacità di commuovere, di esercitare
quel ricatto dei sentimenti al quale
le platee di tutto il mondo, allora come oggi, difficilmente
riescono a sottrarsi. La scelta del soggetto cadeva
dunque su unopera che aveva superato il fuoco
del palcoscenico e che possedeva già una
teatralità esplicita, di cui la musica sarebbe
stata un ulteriore potenziamento. Certamente dovette
molto stimolare la fantasia musicale di Puccini
lambientazione esotica, quellestremo
Oriente che, allo scadere del secolo XIX, aveva
sostituito nella moda letteraria
e teatrale le turcherie in voga nel Settecento
e in età rossiniana. Il Giappone si stava
affacciando sulla ribalta politica internazionale,
e la guerra russo-giapponese del 1905 sancirà
questa volontà di emergere del paese orientale;
le suppellettili, i paraventi laccati, i delicati
acquerelli, alcuni vocaboli (ikebana, harakiri,
kimono, obi) cominciavano a entrare nelle case della
borghesia europea e a suggestionare i pittori dellArt
Nouveau e della Sezession viennese. Gli scrittori
avevano tratto sottili suggestioni da questa terra
incantata e misteriosa, delicata e terribile; ed
è dobbligo citare il romanzo Madame
Chrysanthème di Pierre Loti, che fornì
numerosi elementi a tutto il primo atto di Butterfly
, alla scena di nozze della quale non è traccia
né nel racconto di Long né nelladattamento
teatrale. Cerano stati, ancora nel dominio
del teatro leggero, Arthur Sullivan che nel 1885
aveva musicato The Mikado e Sidney Jones con The
Geisha (1896); ma su Puccini maggiore suggestione
esercitò l Iris di Mascagni, anchessa
di ambiente giapponese, accolta con favore nel 1898.
La cornice orientale, dunque, affascinò intensamente
il compositore, tanto che volle documentarsi ampiamente
sulle musiche, sugli strumenti giapponesi, giungendo
addirittura a citare più di una decina di
temi autentici nella nuova partitura; Mascagni,
invece, si era limitato a pochi spunti e aveva lavorato
tutto dinvenzione. Per la recitazione, Puccini
seguì i consigli di una specie di Sarah Bernhardt
nipponica, la celebre Sada Jacco; per le usanze
e il décor ricorse alle indicazioni della
moglie dellambasciatore giapponese. Una volontà
di documentazione puntigliosa, di un «naturalismo
disarmante», che stupisce e quasi indispone,
solo se si pensi che, negli anni in cui Butterfly
vedeva la luce, la grande stagione naturalistica
si stava consumando: nella letteratura, nel teatro,
nella musica.
Iniziata
nel 1901, la composizione procedette con numerose
interruzioni; lorchestrazione venne avviata
nel novembre 1902 e portata a termine nel settembre
dellanno seguente, e soltanto nel dicembre
del 1903 lopera poté dirsi completata
in ogni sua parte. La sera del 17 febbraio 1904,
nonostante lattesa e la grande fiducia dei
suoi artefici, la Butterfly cadde clamorosamente
alla Scala di Milano, inducendo autore ed editore
a ritirare lo spartito e a sottoporre lopera
a unaccurata revisione che, attraverso leliminazione
di alcuni dettagli e lopportuna modifica di
scene e situazioni, la rese più agile e proporzionata.
Nella nuova veste Madama Butterfly venne accolta
con entusiasmo al teatro Grande di Brescia appena
tre mesi dopo, il 28 maggio. Tale versione tuttavia
non è quella che si ascolta oggi sulle scene,
poiché Puccini, nella sua connaturata incontentabilità,
ritornò ancora sullo spartito, tanto che
si conoscono addirittura quattro differenti edizioni
a stampa. Ci furono alleggerimenti: la soppressione
di parte delle battute colonialiste
di Pinkerton, che ironizza sulle abitudini giapponesi;
minor rilievo per la figura dello zio ubriacone
Yakusidé, che si avventa sul buffet preparato
per le nozze; altri piccoli tagli nel primo atto.
Più vistoso lo smembramento del lunghissimo
secondo atto (soluzione proposta già da tempo
dallo stesso Giacosa), mentre il nuovo terzo atto
veniva arrichito dalla romanza per il
tenore Addio, fiorito asil e presentava
varie modifiche nella scena fra il console, Butterfly
e Kate. Inoltre venne modificata la melodia dentrata
di Butterfly (che ritorna nel duetto damore),
vennero eseguiti tagli allaria del secondo
atto Che tua madre e aggiustamenti alla
frase di Butterfly «O a me, sceso dal trono»,
nel suo canto finale Tu, tu, piccolo Iddio.
Nella versione definitiva del 1906 Madama Butterlfy
si stabiliva nel repertorio, diventando in breve
volgere di anni una delle partiture più rappresentate
di tutta la storia dellopera, anche se riserve
continuano a essere avanzate dagli studiosi, non
esclusi i pucciniani più convinti,
come Claudio Casini, che insiste sul «manierismo»
di Butterfly , o Leonardo Pinzauti, che riprende
la formula dellopera «peso piuma»
(come la definì il vecchio Ricordi) negandole
la qualifica di capolavoro: «un lavoro discontinuo,
tenuto insieme soprattutto da un consumatissimo
mestiere». Indubbiamente Madama Butterfly
, con la sua vicenda sentimentale, con i suoi personaggi
esemplati sul reale, poteva apparire forse un prodotto
fuori stagione, diagnosi avanzata da Claudio Sartori
per giustificare il fiasco della prima.
Tuttavia la strepitosa rivincita che lopera
ottenne nella rappresentazione a Brescia significò
che, pur con un apparente vecchio gioco,
lautore aveva fatto centro ancora una volta.
Atto
primo
A
Nagasaki, in epoca presente. In una casa in collina
il tenente della marina americana, Pinkerton, attende
il corteo nuziale della sua sposa, la geisha Cio-cio-san.
Durante lattesa Goro, sensale di matrimoni,
gli mostra la casa, magnificandone gli accessori,
poi gli presenta i servitori e Suzuki, cameriera
di Cio-cio-san. Giunge il console americano Sharpless
(duetto Ah!... quei ciottoli mhanno
sfiaccato!); Pinkerton gli rivela la sua morale
libertina e cinica (Dovunque al mondo lo Yankee
vagabondo) e infine non tralascia di descrivere
i pregi della futura consorte (Amore o grillo),
dichiarando di volerla sposare secondo la legge
giapponese, con il diritto di ripudiarla anche dopo
un mese. Intanto la giovane donna, ignara e innamorata,
esprime la sua gioia alle amiche (voce di Butterfly:
Spira sul mar) e, appena entrata in
scena, presenta i parenti al futuro marito. Terminata
la cerimonia nuziale, irrompe lo zio bonzo, maledicendo
la nipote per aver rinnegato la religione degli
avi (aria di Butterfly: Ieri son salita tutta
sola in secreto alla Missione); Pinkerton
lo scaccia e rimane finalmente solo con Butterfly
(duetto Viene la sera... Bimba dagli occhi
pieni di malia).
Atto
secondo
In
una stanza della casa Butterfly discorre con Suzuki:
Pinkerton è partito, promettendo di tornare
in primavera, ma da tre anni non dà notizie
di sé. Nonostante i dubbi dellancella,
Butterfly, forte di un amore ardente e tenace, è
convinta di non essere stata abbandonata dal proprio
marito e fiduciosa lattende (Un bel
dì vedremo). Sharpless giunge con Goro,
con lo scopo di leggerle la lettera in cui si annuncia
larrivo del tenente e il suo nuovo matrimonio
con unamericana (duetto Chiedo scusa...),
ma dopo inutili tentativi non osa riferire tale
messaggio. Intanto Goro propone a Butterfly nuovi
facoltosi pretendenti, dal momento che, per la legge
giapponese, la donna abbandonata è considerata
di nuovo libera, ma perfino il nobile e ricco Yamadori
viene respinto: ella dichiara ostinatamente di ritenersi
sempre maritata. Quando Sharpless tenta di prepararla
alla notizia dellabbandono, Butterfly gli
mostra il figlio di cui Pinkerton ignora lesistenza
(Che tua madre). Intanto al porto sta
approdando una nave americana, ed è proprio
quella di Pinkerton; Butterfly la identifica col
cannocchiale e, commossa, corre felice sul terrazzo
seguita dalla sua ancella (Scuoti quella fronda
di ciliegio), adorna la casa di fiori (valzer
dei fiori: Gettiamo a mani piene), indossa
per la particolare occasione le vesti nuziali e
veglia tutta la notte in attesa dellamato
(coro a bocca chiusa).
Atto
terzo
È
lalba (preludio orchestrale, coro di marinai).
Butterfly, dopo aver aspettato inutilmente, si allontana
dalla stanza col bimbo addormentato e sale a riposare.
Poco dopo Pinkerton, accompagnato da una giovane
donna, Kate, da lui sposata negli Stati Uniti, giunge
con lintento di prendersi il bambino
della cui esistenza è stato messo al corrente
dal console Sharpless , portarlo in patria
ed educarlo secondo gli usi occidentali. Egli contempla
la casa con grande rimpianto (Addio, fiorito
asil) e preso dal rimorso si allontana, proprio
nel momento in cui Cio-cio-san fa il suo ingresso
con il figlio. Sharplesse le consiglia di affidare
il bambino ai Pinkerton (Io so che alle sue
pene) ed ella a malincuore acconsente; tuttavia,
ormai privata di tutti gli affetti più cari,
decide di togliersi la vita. In silenzio, senza
clamori, dopo aver abbracciato disperatamente il
figlio (Tu, tu, piccolo Iddio), si uccide
con un pugnale; quando Pinkerton entrerà
nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono,
sarà ormai troppo tardi.
Nel
primo atto Puccini compie il suo massimo sforzo
di ricostruzione pittorica ambientale, specialmente
quando lorchestra, in cui predominano i procedimenti,
i ritmi, i temi e le scale orientali, procede alla
coloratissima presentazione del parentado di Butterfly;
mentre, comè naturale, Pinkerton e
Sharpless cantano secondo i tradizionali moduli
pucciniani. Nel secondo e terzo atto si fa meno
invadente lambientazione orientaleggiante,
cui era dedicata tanta parte del primo: è
come se Cio-cio-san, in una «casa americana»,
come ella dice, faccia sempre più spesso
ricorso a invenzioni melodiche dimpronta occidentale,
mentre la scrittura orchestrale e il gusto timbrico
restano costantemente informati a una ricercatezza
estrema, a una sagacia di dosaggi, a una sensibilità
per il particolare che molto debbono alla cultura
musicale francese (Debussy, ma anche Ravel). La
costruzione a tasselli, a brevi episodi, propria
della prima parte dellopera cede a più
larghe campiture, a quadri drammatici
incentrati su situazioni emotive di ampio respiro,
che inducono Puccini a strutturare latto secondo
moduli, se vogliamo, più tradizionali. Pensiamo
alla celebrazione della speranza nellaria
Un bel dì vedremo, allo scontro
tra realtà e illusione nel duetto Butterfly-Sharpless,
allaffetto materno e allipotesi del
suicidio raffigurati nella tragica sarabanda di
Che tua madre, come anche alla disposizione
danimo fiduciosa e disperata della protagonista
espressa dal coro a bocca chiusa. Notevole anche
lampia pagina sinfonica, la più ambiziosa
di tutta lopera, che apre il terzo atto, in
cui Puccini dà fondo a tutte le sue risorse
di sapiente orchestratore e di abile costruttore
a frammenti. Lattesa di Cio-cio-san
è descritta dallorchestra attraverso
un sagace impiego dei cosiddetti ritorni logici
dei temi degli atti precedenti, quasi un incomposto
e intenso riaffiorare alla memoria e alla coscienza
della donna di tutto un mondo di affetti, di momenti
perduti, di sogni.
Nel
suo insieme, il linguaggio musicale di Butterfly non
si allontana in modo clamoroso da quello di Bohème
e Tosca : lelemento di distinzione tra questa
opera e le precedenti non è infatti da cercarsi
nel melodismo puro e semplice, ma anzitutto nel cosiddetto
aggiornamento armonico, che investe la
scrittura orchestrale (solo in parte anche la condotta
vocale) facendo tesoro delle esperienze dei musicisti
francesi; tuttavia il tessuto sinfonico pucciniano,
investito da una rigogliosa inventiva melodica, rivela
lautore italiano e si distacca nettamente dalla
frantumazione cellulare di quello debussiano. E se
non inedita era lacclimatazione esotica, con
luso di scale pentatoniche, esatonali, incomplete,
ritmi di danza caratteristici, timbri strumentali
locali, assolutamente nuovo è il
modo con cui Puccini si pone di fronte allelemento
ambiente, diverso il ruolo che assegna allo sfondo
in questa rinnovata drammaturgia. Con Butterfly ill
musicista sente per la prima volta la necessità
di una documentazione larga e minuziosa, e se inventa
ex novo alcuni temi orientaleggianti, si cura che
posseggano il particolare colorito di quelli originali,
sì da costituire, musicalmente, un autentico
polo dattrazione rispetto alle invenzioni
melodiche occidentali. Inoltre la quantità
degli episodi, lo spazio concesso a questo tipo di
pittura ambientale è enorme, specialmente nella
versione primitiva: i dettagli di scena assumono un
valore in sé, sostituiscono lazione
che, difatti, ristagna, per lasciar posto a queste
diffuse pennellate che sanciscono limportanza
dellelemento decorativo, addirittura al di sopra
della patetica vicenda umana. Il ritmo di Butterfly
, fin dal primo atto, è la lentezza quasi esasperante,
con cui ogni momento della giornata, ogni pensiero,
ogni turbamento, è dilatato come attraverso
una lente dingrandimento, diventando un evento
di straordinario rilievo e importanza, come le cose,
le piccole cose che accompagnano la quotidiana vicenda
della donna: una cintura, un piccolo fermaglio, un
ventaglio, la lama con cui il padre si è suicidato,
lobi che vestì da sposa. Questo tipo
di frammentazione analitica dei vari momenti della
storia va di pari passo a una sorta di diffusione
capillare della presenza di Butterfly in tutta lopera,
anche quando materialmente ella non compare. Essa
è lunico centro dinteresse, il
costante riferimento per tutti gli altri personaggi,
che vivono solo in funzione di lei. Già il
primitivo secondo atto si presentava come un lungo
monologo interiore della protagonista femminile; le
presenze del console e di Yamadori, gli interventi
di Suzuki sono da leggersi come espedienti pratici,
in omaggio a naturalistiche convenzioni teatrali:
in effetti, Puccini ce li fa sentire niente più
che come fantasmi della memoria di Butterfly, che
si presentano a lei provocandone moti e passioni,
ma non posseggono una loro autonomia, né una
spiccata caratterizzazione musicale; essi sono pervasi
dallo stesso slancio, dalla stessa tenerezza di Butterfly
(il buon console come lantipatico Pinkerton,
Yamadori come Kate: «Sotto il gran ponte del
cielo/ non cè donna di voi più
felice»), cantano con gli accenti con cui ella
li ricorda, li contempla, li trasfigura nella sua
tenera mente che si rifiuta alla realtà. Per
questo ci è sembrato giusto definire questopera
come uno stupendo monodramma, in cui la
musica non si cura di altri personaggi, di un loro
coerente svolgimento e verità psicologica,
ma solo della storia interiore dellunica protagonista;
un monodramma in cui i parametri del teatro naturalista,
adottati dal libretto, vengono fatti saltare attraverso
il linguaggio musicale. Siamo di fronte a un dramma
eminentemente psicologico, anzi psicoanalitico: fu
questo davvero che sconvolse i frenquentatori dei
teatri dopera del primo Novecento. E, ancor
più che le precedenti opere pucciniane, Butterfly
era lapoteosi del mito femminile, così
cara a tutta la cultura di fine Ottocento, realizzata
con i moderni metodi dellanalisi. Strano che
questa storia freudiana fosse a scriverla un italiano
e non un musicista di estrazione mitteleuropea, come
ad esempio Richard Strauss; ma i tempi per creare
un teatro che non fosse di emblemi, ma di uomini e
donne palpitanti, veri, non erano ancora
venuti, nella soddisfatta Germania di Guglielmo II.
Là, la borghesia si recava allopera con
lidea di trovare raffigurato un mondo platonico,
iperumano a cui astrattamente tendere. Da noi i musicisti
cercavano la via dellidentificazione fra storie
rappresentate e pubblico presente in sala; ma Puccini
si spingeva con questa opera «subdolamente antica»
ancora più in là: gli indicava i modi
attraverso cui sarebbe giunto, assai più tardi,
a comprendere il suo straniamento dalla realtà.
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