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Sinopsi
Tosca |
di
Giacomo Puccini (1858-1924)
libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica,
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Melodramma
in tre atti
Prima:
Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900
Personaggi:
Floria Tosca, celebre cantante (S); Mario Cavaradossi,
pittore (T); il barone Scarpia, capo della polizia
(Bar); Cesare Angelotti (B); il sagrestano (Bar);
Spoletta, agente di polizia (T); Sciarrone, gendarme
(B); un carceriere (B); un pastorello (S); soldati,
sbirri, dame, nobili, borghesi, popolo
Il
dramma Tosca di Victorien Sardou, rappresentato
a Parigi nel 1887, interessò dapprima Alberto
Franchetti. Nondimeno nel 1896, Franchetti cedette
il soggetto a Giacomo Puccini, che terminò
il lavoro, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi
Illica, nellottobre 1899. Lopera fu
rappresentata al Costanzi di Roma il l4 gennaio
1900. Seguendo la trama di Sardou, la vicenda è
legata ad avvenimenti storici. Nel 1798, dopo le
vittorie di Napoleone Bonaparte nella prima campagna
dItalia, truppe francesi avevano occupato
Roma, soppresso il potere temporale dei papi e proclamato
la repubblica. Ma allontanatosi Napoleone per la
spedizione in Egitto, lesercito napoletano
di Ferdinando IV di Borbone aveva scacciato da Roma
il presidio francese, abbattuto la repubblica, processato
i suoi esponenti. Tosca si rifà a questi
avvenimenti.
Atto
primo
È
il primo pomeriggio del 17 giugno 1800, nella chiesa
di Santa Maria degli Angeli. Il pittore Mario Cavaradossi
sta ritraendo in un quadro Maria Maddalena e le
dà il volto della marchesa Attavanti, che
ha visto più volte entrare in una cappella.
Da questa cappella esce Cesare Angelotti, già
console della repubblica romana soppressa dalle
truppe napoletane e fratello della marchesa. Angelotti
è evaso poco prima da Castel SantAngelo,
dove il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia,
laveva imprigionato. Cavaradossi, di sentimenti
liberali, gli offre rifugio nella propria villa.
Sopraggiunge Tosca, cantante tanto famosa quanto
avvenente e amante di Cavaradossi. Il quadro che
ritrae lAttavanti lingelosisce, ma,
rassicurata da Cavaradossi, Tosca sallontana.
Cavaradossi e Angelotti lasciano la chiesa, nella
quale entra poco dopo Scarpia, che ha iniziato le
ricerche dellevaso. Torna Tosca, per avvertire
Cavaradossi che la sera dovrà eseguire a
Palazzo Farnese una cantata per festeggiare la vittoria
che lesercito austriaco ha riportato a Marengo
su Napoleone. Non trovando lamante è
ripresa dalla gelosia, che daltronde Scarpia
rinfocola. Da tempo desidera Tosca, e ordina al
poliziotto Spoletta di pedinarla. Rimane quindi
nella chiesa per assistere al Te Deum di ringraziamento
per la sconfitta subita da Napoleone.
Atto
secondo
Scarpia
sta cenando in una sala di Palazzo Farnese, residenza
romana dei Borbone di Napoli. Gli giunge la voce
di Tosca che esegue la cantata celebrativa e decide
di convocarla. Apprende poi da Spoletta che Angelotti
è irreperibile, ma che certamente Cavaradossi
conosce il suo nascondiglio, e quindi lo ha arrestato.
Ha inizio linterrogatorio: il pittore nega
di conoscere il nascondiglio di Angelotti e impone
il silenzio a Tosca, nel frattempo sopraggiunta.
Scarpia lo sottopone a tortura e Tosca, disperata,
rivela che Angelotti è nascosto in un pozzo
del giardino della villa di Cavaradossi. Sopraggiunge
il gendarme Sciarrone, e informa che a Marengo Napoleone
non è stato sconfitto, ma ha vinto. Lesultante
Cavaradossi è imprigionato. Rimasto solo
con Tosca, Scarpia la ricatta: se gli si concederà,
potrà salvare Cavaradossi e lasciare Roma
con lui. È interrotto da Spoletta, il quale
riferisce che Angelotti ha evitato la cattura uccidendosi.
Tosca, sempre più sconvolta, chiede a Scarpia,
in cambio di ciò che egli pretende, un salvacondotto
per Cavaradossi e per sé. Scarpia acconsente,
ma precisa che, non avendo egli la facoltà
di graziare Cavaradossi, occorrerà simularne
la fucilazione, con un plotone che sparerà
a salve. Mentre compila il salvacondotto, Tosca
impugna un coltello scorto sul tavolo al quale Scarpia
stava cenando allinizio dellatto, e
lo uccide.
Atto
terzo
Sulla piattaforma di Castel SantAngelo. È
lalba, salutata dallo scampanio delle chiese
di Roma e anche dal malinconico stornello dun
giovane pastore. Cavaradossi, in attesa di essere
giustiziato, inizia una lettera di addio che un
carceriere, in cambio di un anello, consegnerà
a Tosca. Colto tuttavia dai ricordi dei giorni felici,
si interrompe commosso. Ma Tosca giunge di lì
a poco, mostra il salvacondotto allamante,
entrambi esultano. Tosca esorta Cavaradossi a fingersi
colpito quando il plotone di esecuzione sparerà
a salve: ma Scarpia la ha ingannata. La scarica
dei soldati uccide Cavaradossi e Tosca, disperata,
sfugge a Sciarrone e a Spoletta, che hanno scoperto
luccisione di Scarpia, e si getta nel Tevere
che scorre sotto Castel SantAngelo, invocando
la giustizia divina.
Malgrado
lottimo esito della prima rappresentazione e
di quelle che immediatamente seguirono (in due anni
quarantatré, in teatri italiani e esteri),
Tosca disorientò una parte della critica. Anche
perché, si scrisse più tardi, Puccini
era incorso in un verismo sfrenato o addirittura nel
grand-guignol , un genere teatrale che porta alle
estreme conseguenze la formula naturalista-verista
della cosiddetta tranche de vie e la sfruttava inscenando
torture e delitti dogni genere. Ma il grand-guignol
era nato a Parigi l11 novembre del 1897, con
Lui! di Oscar Méténier e soltanto nel
1908 fu importato in Italia. Certamente talune scene
del secondo atto sono violente; e anche truci. Truce
è la scena della fucilazione di Cavaradossi,
ma ancor più lo quella della uccisione di Scarpia
per mano di Tosca, che poi si prolunga per le implorazioni
di soccorso della vittima e per il macabro cerimoniale
che vede Tosca nettarsi le mani, ravviarsi i capelli,
togliere il salvacondotto dalle dita raggrinzite dellucciso
e infine accendere due candele e deporre un crocifisso
sul petto della sua vittima. Ma mentre questo avviene,
lAndante sostenuto della piena orchestra, lugubre
e ossessivo, rende scenicamente eloquente il silenzio
di Tosca. Molto più che nella Bohème
, Puccini gioca, in Tosca , sui motivi ricorrenti.
Ne ha uno anche Angelotti, in orchestra e, sempre
in orchestra, anche il sacrestano. È un motivo
satirico quello del sacrestano (che è un essere
pavido, untuoso, bigotto) correlato ritmicamente a
un tic di cui il personaggio soffre (E sempre
lava Allegretto grazioso in 6/8, atto primo).
Quanto a Tosca, Cavaradossi e Scarpia, sono esseri
in vario modo dominati dalla sensualità. Questo
è evidente in momenti del loro canto divenuti
famosi: lAndante lento Recondita armonia,
lAndante lento appassionato molto E lucevan
le stelle di Cavaradossi; il Largo religioso
sostenuto molto Tre sbirri... Una carrozza,
lAndante lento Ella verrà... per
amor del suo Mario di Scarpia e, infine, lAndante
lento appassionato Vissi darte di
Tosca. «Dolcissimo con grande sentimento»,
prescrive Puccini per questaria. È noto
che in un primo tempo Puccini si mostrò restìo
ad accordare un assolo alla protagonista nel momento
culminante dello scontro con Scarpia. Cedette poi
a quelle che si potrebbero definire come ragioni dopportunità,
a con molte raccomandazioni di piano , pianissimo
, con grande sentimento , dolcissimo allorchestra.
Qui va anche notato che, specialmente nella prima
metà del nostro secolo, ma spesso anche attualmente,
lesecuzione della chiusa dellaria da parte
delle protagoniste non è conforme alle prescrizioni
di Puccini che sono le seguenti: «Nellora
del dolor perché» (ripresa di fiato)
«perché Signor, ah» (fiato) «perché
me ne rimuneri» (singhiozzando su «rimuneri»
e con il mi bemolle sullultima i
di «rimuneri» da tenere a lungo, perché
contrassegnato dal segno di corona); quindi ripresa
di fiato e infine un breve «così?».
Molte sono le raccomandazioni di piano e di pianissimo
allorchestra. Inoltre Tosca, dopo che Scarpia
ha cantato «Al tuo Mario per tuo voler/ non
resta che unora di vita», affranta dal
dolore deve lasciarsi cadere sul canapé, per
rialzarsi alla frase «diedi fiori allaltare».
Questo é un esempio delle minuziose indicazioni
di cui Puccini costellò la partitura. Tosca
ha un altro assolo, meno popolare di Vissi darte,
che trova posto nel duetto con Cavaradossi del primo
atto. Tosca ha notato che lamante è distratto,
sbrigativo (il suo pensiero è volto alla salvezza
di Angelotti, che attende nella cappella degli Attavanti)
e reagisce con una sorte di aria di seduzione, lAllegro
moderato Non la sospiri la nostra casetta.
Questa pagina che, alludendo ai convegni notturni,
evoca labitazione di Cavaradossi (che in Sardou
è una villa ubicata nei pressi delle Terme
di Caracalla), ha un sapore arcadico, ma ricordando
i boschi i roveti, le arse erbe, «i franti sepolcreti»,
si rifà alla Roma di allora, nellopera
chiamata in causa da riferimenti a monumenti e luoghi
ben individuati, reali, concreti, famosi: la Chiesa
di SantAndrea della Valle nel primo atto, palazzo
Farnese nel secondo, Castel SantAngelo nel terzo.
Questa Roma, che al celebre storico Jules Michelet
diede, nel 1830, limpressione dessere
una città morta, non annoverava che centomila
abitanti e corrispondeva allattuale centro storico,
delimitato dalle mure aureliane e per due terzi occupato
da vigne, orti, giardini, parchi. LAventino,
il Palatino, il Celio, buona parte del Quirinale e
del Viminale, lEsquilino, il Pincio erano campagna
che ospitava qualche villa patrizia e i ruderi di
acquedotti dellepoca imperiale o delle prime
chiese cristiane. La vita della città, tolti
alcuni quartieri, era quella di un centro rurale,
attraversato di continuo da greggi di pecore e di
capre guidati da pastori in ciocie. Piazza Barberini
era un luogo di sosta per i carri a buoi e la fontana
del Tritone serviva per labbeverata. Castel
SantAngelo, nel quale si svolge il terzo atto,
era estrema periferia. Questo fosco e colossale monumento
dellla Roma imperiale, legato anche a lugubri vicende
della Roma medioevale e rinascimentale, incombe, nei
primi incerti colori dellalba, su una piana
solitaria, corripondente allattuale quartiere
Prati (in origine Prati di Castello). Ad apertura
datto un brevissimo motivo, affidato a quattro
corni, sembra voler evocare, con suoni tetri e corruschi,
la sua fama di luogo di orrori. Ma questi suoni diverranno,
di lì a non molto, un motivo damore,
lultima espansione passionale di Mario Cavaradossi
e di Floria Tosca. LAndantino sostenuto O
dolci mani, lAndante amoroso Amaro
sol per te mera il morire e lAndante
sostenuto Trionfal di nuova speme sono
appunto lestremo, inconsapevole addio, seguito
dal lugubre Largo con gravità, che scandisce
la cosiddetta marcia al patibolo del plotone
desecuzione sotto i cui colpi Cavaradossi cadrà.
Questa scena finale è il tributo che Puccini
paga al verismo, ma leffetto teatrale, attentamente
preparato e dosato, è di efficacia innegabile.
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