 |
Sinopsi
TURANDOT |
Dramma
lirico in 3 atti di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Personaggi
principali:
La principessa Turandot
L'imperatore Altoum
Timur: re tartaro spodestato
Calaf, principe sconosciuto: figlio di Timur
Liù: giovane serva di Calaf
Ping: Gran Cancelliere
Pang: Gran Provveditore
Pong: Gran Cuciniere
ATTO
PRIMO
La
folla è adunata davanti al loggiato del palazzo
imperiale, presso le imponenti mura di Pechino.
E' il tramonto, ed un mandarino proclama il tragico
decreto di Turandot: la principessa andrà
in sposa solo a colui che saprà sciogliere
i tre enigmi da lei proposti; ma se il pretendente
fallirà la prova, subirà la morte.
Il principe di Persia, che fu vinto nel cimento,
sarà decapitato allo spuntar della luna.
La folla gioisce all'annuncio dello spettacolo di
morte e chiama a gran voce il boia tentando di penetrare
nella reggia. E' ricacciata dalle guardie.
Nel tumulto sono coinvolti Timur, il vecchio re
dei Tartari spodestato, esule dalla sua patria,
e Liù, la dolce fedele schiava che ha voluti
rimanergli fedele nella sventura. La fanciulla invoca
soccorso per il vecchio ed ecco un giovane farsi
largo ed accorrere. E' Calaf, figlio di Timur, e
come lui esiliato e fuggiasco. L'incontro ed il
riconoscimento sono commuoventi. Il vecchio re narra
- mentre s'avanza il carnefice coi suoi aiutanti
- della fuga e del generoso sostegno trovato in
Liù; e a lei Calaf si volge grato, chiedendo
il perché del sacrificio. E Liù svela
con timida voce il suo grande segreto: perché
un giorno il principe le aveva sorriso! E da allora
la sua vita fu votata a lui.
Frattanto il boia arrota lo spadone per il supplizio
e la folla canta sguaiata, impaziente di veder sorgere
la luna che segnerà l'ora di morte. Finalmente
il pallido raggio illumina il cielo e avanza il
corteo che accompagna il principe di Persia al supplizio.
Ma nel vederlo giovanissimo e bello la ferocia della
folla si cambia in pietà e si invoca Turandot
perché conceda la grazia. Calaf maledice
la principessa, ma il grido gli muore sulle labbra
quando ella appare. Turandot, bellissima, illuminata
dalla luna, sembra una creatura del cielo e Calaf
estasiato non sa tacere la sua meraviglia. Turandot
con un cenno nega la grazia ed il corteo riprende
lento e tragico, seguito dalla folla.
Calaf è rimasto immobile, come trasognato,
e quando si riscuote è per invocare Turandot.
Timur e Liù che sono rimasti con lui, tentano
di distoglierlo ed allontanarlo, ma invano. Alla
invocazione di Calaf, intanto, un'altra risponde:
quella del principe che muore, seguita dall'urlo
della folla. Per un momento Calaf sembra esitare,
ma poi corre verso il gong per annunciare di volersi
sottoporre alla prova. Non fa in tempo a raggiungerlo
che tre figure grottesche gli tagliano la strada.
Sono Ping, Pang e Pong, i tre ministri imperiali
che, con la descrizione del supplizio riservato
a chi fallisce, vogliono dissuaderlo dal tentare
la prova. Ma Calaf ancora non cede.
Appaiono sul loggiato le ancelle di Turandot ad
intimare silenzio perchéla principessa dorme.
Voci di ombre - gli innamorati che fallirono nel
risolvere gli indovinelli - chiamano Turandot, ma
queste voci non fanno altro che mettere nuovo fuoco
nell'anima di Calaf. Né l'apparizione del
boia sugli spalti che infila in un'asta la testa
mozza del principe persiano, né il disperato
appello di Timur né il pianto di Liù
lo fanno rinunciare al suo proposito folle. Raccomandata
alla fanciulla il vecchio padre, si svincola da
loro e dai tre ministri che tentano ancora di trattenerlo,
e si precipita al gong battendo i tre colpi fatali,
invocando tre volte la principessa.
ATTO
SECONDO
Scena
prima
Un
padiglione accanto alla reggia accoglie i tre ministri
Ping, Pang e Pong che commentano la nuova tragica
sfida del Principe Ignoto. Enumerano le morti già
procacciate dal decreto di Turandot e sognano le
loro case lontane e la vita pacifica di un tempo.
Profetizzano comunque che verrà un giorno
in cui un uomo riuscirà a superare la prova
e ristabilire la pace in Cina. Intonano quindi un
inno all'amore vittorioso. Ma il brusio della reggia
che si sveglia, dopo i tre colpi di gong, li richiama
velocemente alla dura realtà. Se ne vanno
quindi per assistere alla nuova sfida e, forse,
al nuovo supplizio.
Scena
seconda
Nel
grande cortile d'onore della reggia si erge una
grandiosa scalinata, al sommo della quale si trova
il trono dell'imperatore. E' notte, e la scena è
illuminata da innumerevoli lanterne e resa fastosa
dalla folla di dignitari e dalle masse di policrome
insegne che gremiscono la gradinata. L'imperatore
invita il Principe Ignoto a desistere dalla sfida:
ma Calaf insiste per affrontare le prove. Viene
proclamato il decreto di Turandot e la principessa
ne spiega il movente. Una sua ava fu sconfitta da
un principe straniero, fu trascinata via da lui,
e ne morì di dolore e di vergogna. Turandot
ha allora giurato di vendicare questo oltraggio
punendo ogni straniero che desideri sposarla. Invita
inoltre il Principe Ignoto alla rinuncia.
Calaf non cede e la principessa gli propone il primo
enigma: "Cosa nasce ogni notte e muore all'alba?"
Dopo un ansioso silenzio il principe lo spiega:
"La speranza!" I sapienti, consultate
le loro pergamene, confermano e la folla mormora
stupita. Turandot scende a metà della gradinata
per avvicinarsi a Calaf, che rimane come abbagliato
e gli propone il secondo enigma: " Qual è
la cosa che guizza ed è rossa e calda, se
non è il fuoco?" L'ignoto riflette e
tace; il trepido silenzio è rotto dagli incitamenti
di Liù, Timur e della folla. Infine anche
la seconda spiegazioneè trovata: "Il
sangue" ed i sapienti approvano. La folla esulta
e Turandot è smarrita. Scende tutta la scala
e, faccia a faccia con l'Ignoto, formula il terzo
enigma. Qual è quella cosa che è come
il ghiaccio ma brucia? Gioisce dell'imbarazzo di
Calaf, che sembra incapace di trovare la risposta;
ma il principe, ch'era caduto in ginocchio, balza
in piedi vittorioso: ecco la spiegazione: "Turandot!".
La folla acclama entusiasta. La principessa sale
verso il trono e supplica il padre di non gettarla
in braccio allo straniero. Ma l'imperatore non può
mancare alla parola data. Calaf ascolta la sua supplica
e la libera dal patto poiché ciò che
egli vuole è il suo amore. Le propone poi
magnanimamente un enigma: se prima dell'alba ella
sarà riuscita a scoprire il suo nome egli
morrà! Turandot accetta. L'imperatore, commosso
da tanta generosità apre la sua reggia all'Ignoto,
che vorrebbe poter chiamare figlio. Mentre Calaf
sale la scala per raggiungere il sovrano la folla
lo acclama erompendo in un inno imperiale a piena
voce.
ATTO
TERZO
Scena
prima
Calaf
sta sdraiato sui gradini di un padiglione che porta
agli appartamenti di Turandot e contempla il giardino
della reggia, illuminato dalla luna. Echeggiano
le voci degli araldi che pubblicano il bando di
Turandot: chi sa il nome dell'Ignoto deve rivelarlo
alla principessa prima dell'alba, pena la morte.
Calaf pensa allora al momento in cui egli stesso
rivelerà il suo nome a Turandot, quando il
suo amore avrà vinto. Si ode il lamento della
folla che paventa la morte minacciata, se non verrà
rivelato il nome dello straniero.
Il giardino un po'alla volta si popola e la gente,
capeggiata dai tre ministri, affronta l'Ignoto.
Gli dicono che la loro vita è in mano sua:
gli offrono qualsiasi cosa egli desideri (donne,beni,
gloria) e sarà fatto fuggire dalla Cina con
un salvacondotto. Calaf li respinge e la folla gli
si volge contro minacciosa. Già i pugnali
si alzano contro di lui, quando Timur e Liù
sono condotti dentro. Essi sono stati visti con
l'Ignoto al tramonto, devono sicuramente saperne
il nome. Turandot chiamata dalla folla, appare ed
ordina al vecchio di rivelarle il nome dello sconosciuto.
Poiché non parla, sta per consegnarlo alla
tortura, ma Liù si precipita davanti alla
principessa gridando che lei sola sa il nome dell'Ignoto,
ma non lo rivelerà. La folla impreca e le
si stringe addosso minacciosa, Calaf si slancia
a sua difesa, ma è trattenuto dalle guardie.
Liù lo rassicura che non parlerà.
Invano Ping la interroga minaccioso; invano gli
sgherri le torcono le braccia; Liù si accascia
ma tace. Turandot ammirata, le chiede da cosa le
arrivi tanta forza e Liù canta dolcissima
il suo amore per il quale getta la vita. La principessa
ordina allora di strapparle il segreto e chiama
il boia. Liù con un grido tenta di aprirsi
un varco tra la folla, ma poi corre presso Turandot
e le predice che ella cederà all'amore per
l'Ignoto, alla cui vittoria ella sacrifica la vita.
E con un gesto fulmineo strappa ad un soldato il
pugnale e se lo immerge nel petto. Cade morta ai
piedi di Calaf. Turandot contempla assorta il corpo
senza vita, mentre Calaf la invoca e Timur le si
inginocchia accanto. Passa sulla folla un'onda di
pietà e di timore superstizioso per questa
morte di un'innocente. Liù è sollevata
a braccia e si forma un corteo che l'accompagna
alla sepoltura. Timur piangente tiene tra le sue
la mano della fanciulla e la folla fa eco al suo
pianto. L'Ignoto e Turandot vedono tutti allontanarsi
e rimangono faccia a faccia. Calaf le grida di sciogliersi
finalmente dal suo gelo di morte e le strappa il
velo che la ricopre. Il suo ardore non è
spento dai rimproveri della principessa ed egli
avanza per abbracciarla. Turandot arretra sconvolta,
ma egli la insegue, l'afferra e la bacia.
Quel primo bacio d'amore rende la principessa umile
e supplichevole perchél'Ignoto s'allontani.
Ma Calaf la stringe tra le braccia e Turandot piange
di commozione e di sgomento per la sua resa. Poi
svela all'Ignoto come l'abbia temuto ed insieme
amato fin dal primo momento, e gli chiede di non
voler vittoria più grande di quella già
ottenuta e di partire. Ora Calaf tenta la suprema
prova d'amore. Svela il suo nome a Turandot, mettendo
così la sua vita nelle mani dell'amata. L'inattesa
rivelazione accende l'orgoglio della principessa,
che, pensando di poter essere ancora vittoriosa,
invita Calaf davanti all'imperatore e al popolo.
Scena
seconda
Il
cortile d'onore della reggia con l'immensa scala accoglie
ancora l'assemblea di funzionari per la suprema prova
davanti al sovrano. Turandot annuncia al padre che
sa il nome dello straniero, ma quando tutti s'attendono
che lo sveli per mandare l'audace alla morte, la principessa,
fissando Calaf, esclama, ardendo della nuova fiamma:
il suo nome è ...Amore! Calaf ripete quanto
appena udito e sale d'impeto la scalinata per raggiungere
Turandot. Un abbraccio li unisce, mentre la folla
acclama, e prorompe in un canto di gioia.